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News dal Senato
3 Febbraio 2012
Quale eredità morale ci lascia SCALFARO ?
Sergio Zavoli

PD SENATO

Zavoli: Quale eredità morale ci lascia Scalfaro?

Tangentopoli e il tracollo della Prima Repubblica gli imposero scelte difficili. Sempre guidate dal rispetto della Costituzione

L'inchiesta televisiva C`era una volta la Prima Repubblica si concludeva con una puntata dedicata a un`intervista con il presidente Oscar Luigi Scalfaro. Nel salutarmi disse: «Mi piacerebbe che la gente dicesse "Fa cose normali e talvolta esagera". Ma a chi me lo chiedesse non saprei dire se è più utile al Paese che io sopporti o mi indigni». Fu allora che azzardai: la sua cultura umanistica, e l`essere incline alla riflessione, hanno indotto alcuni a mettere in rilievo qualche sua, per dir così, ridondanza. «Cerco sempre di dire soltanto ciò che sento. E se arriva ai timpani ridondante, posso dire che ho espresso ciò che sentivo in quel momento. Non ho mai parlato, mai una volta nella mia vita, per dovere d`ufficio. Mai!» Arrivò alla politica portandosi dietro un forte sentire cattolico, con qualche accusa di bigottismo. Ma la sua bussola civile e morale, politica e spirituale sarà da subito la Costituzione. In quell`impegno culminerà una coerenza esemplare, tale da suscitare un consenso vastissimo e qualche irriducibile contrasto. Con la Costituente fu deputato della Dc, una militanza senza interruzioni, più volte ministro, presidente della Camera nel 1992, e poco dopo il Quirinale, fino al 1999. Avrebbe potuto essere l`epilogo tranquillo del suo cursus bonorzmr, Macino non stona in un umanista che ha formulato la par conditio. La tempesta di Tangentopoli, e il tracollo della Prima Repubblica, furono invece due prove tra le più ardue. tevolversi della crisi gli impose scelte con cui nessuno dei suoi predecessori aveva dovuto misurarsi: decidere lo scioglimento delle Camere, rifiutarlo a un capo del Governo senza maggioranza che chiedeva il ricorso anticipato alle urne, varare un "governo del presidente". Dell`autorità di arbitro unico Scalfaro si è valso perché non venisse alterato il carattere parlamentare della Repubblica sancito dalla Costituzione. FU PRESIDENTE DAL 1992 Al 1995 Una espressione sorridente dell`ex Capo dello Stato, morto la notte del 28 gennaio. Ricordo il giudizio di Montanelli, scritto nel 1992. «Prima che parlamentare è stato magistrato, e della vecchia scuola. Per lui, la legge è Legge, e soprattutto lo è la Legge delle leggi: la Costituzione. Speriamo che la difesa che egli ne farà, anche con le unghie, non diventi, nella sua interpretazione, una controriforma». Montanelli non poteva prevedere che Scalfaro, dopo essere stato custode della Carta Costituzionale (la teneva sul tavolo e vi posava la
mano quando doveva dire «no») avrebbe contrastato una "controriforma" altrui, che gli sarebbe apparsa un restyling per accrescere, si sostenne da più parti, i poteri del presidente del Consiglio, riducendo quelli
di garanzia del Capo dello Stato e limitando il ruolo del Parlamento. Scalfaro è stato il nono Presidente della
Repubblica, e qui non ha senso distinguere la Prima dalla Seconda. La continuità che rappresentò è il valore massimo in cui riconoscersi. Perché è il più alto dei valori
sanciti dalla Costituzione: la democrazia. «Che perdura», diceva Scalfaro, «nella sua irrinunciabilità qualunque siano i modi in cui legittimamente si esprime».
 

1 Febbraio 2012
Da MONTI SANO REALISMO
Finocchiaro..Sguardo positivo sul futuro...

PD SENATO

Finocchiaro: da Monti sano realismo e sguardo positivo su futuro

 

"Monti ha detto che l'Italia ce la può fare? Io credo che il discorso fatto dal Presidente del Consiglio corrisponda alla realtà e prefiguri uno scenario che è possibile che si verifichi, se riusciremo a restare saldi negli impegni che il Paese ha assunto con la riforma dell'articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio, con le riforme strutturali che si stanno agendo, certo, anche con la stretta finanziaria ed economica che finora è stata operata, ma anche e soprattutto con l'impegno di introdurre misure per l'occupazione e per la crescita.

Io sono ottimista circa  la possibilità che il Paese ce la faccia - ha proseguito - sentirlo dire dal presidente Monti, con dichiarazioni molto serie e realiste,  mi è sembrato un ottimo viatico per  il futuro".
Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd ai cronisti al Senato, subito dopo l'intervento del Presidente Monti.


"Una risoluzione comune con il Pdl? - ha continuato la presidente dei senatori del Pd - A me francamente pare normale. Non c'è capo di Stato straniero, prendete ad esempio la signora Merkel, che non vada in Europa dopo aver avuto dal proprio Parlamento un mandato.
Le risoluzioni adottate dal Parlamento tedesco anche di recente vedono insieme liberaldemocratici e socialdemocratici, perché è normale che quando si ragiona del  Paese e della sua relazione con l'Europa, specie in un momento di difficoltà, il capo del governo riferisca al Parlamento delle questioni e quest'ultimo  dia delle indicazioni.

E' normale che il capo del governo,  assistito da quelle indicazioni, possa rappresentare  al meglio il Paese sapendo di avere la forza di un mandato del Parlamento. E' quello che sta  avvenendo oggi con  una mozione unitaria che riunisce il Pd, il Pdl e l'Udc".


Sulle proteste di varie categorie attualmente in corso in Italia, la presidente dei senatori democratici ha detto "Questo è un Paese che resterebbe immobile e fermo. Nessuno - ha continuato Anna Finocchiaro - vorrebbe rinunciare ad un margine, seppure piccolo, del proprio vantaggio, o in alcuni casi  del proprio privilegio, soprattutto in un momento di difficoltà.
Ma se questo Paese resta quello che è, è un Paese destinato a perdere la partita,  non c'è niente da fare.
Io credo che misure di apertura dei mercati che guardino,  e finalmente, ai giovani, alla possibilità di garantire alle ragazze e ai ragazzi italiani accesso alle opportunità economiche di lavoro e di impresa sia un fatto assolutamente positivo. Poi valuteremo il provvedimento in tutte le sue parti e cercheremo, se lo riterremo, di migliorarlo. Ma l'idea che tutto debba rimanere com'è è sbagliata".
1 Febbraio 2012
PARLAMENTO e GOVERNO lavorino per rinsaldare
Marinaro...legami ed obiettivi comuni

PD SENATO

Marinaro: Parlamento e governo lavorino per rinsaldare legami ed obiettivi comuni

 

   "Il Parlamento italiano deve tornare a svolgere appieno il suo ruolo d’indirizzo al governo ed esercitare la sua piena funzione legislativa in materia di recepimento e attuazione della legislazione europea. 
E' il dibattito e la mozione unitaria presentata dai gruppi politici che sostengono questo governo muovono proprio in questa direzione".

E' quanto affermato dalla senatrice Francesca Marinaro, capogruppo Pd in Commissione Affari europei intervenendo in aula nel dibattito sulla politica europea.
"Abbiamo accolto con soddisfazione il mutato approccio alla crisi dell'Italia e dell'Europa dell'esecutivo Monti - ha sottolineato la Marinaro - e l'assunzione di responsabilità da parte delle massime istituzioni italiane nei confronti di quelle europee.
Il confronto sull'accordo intergovernativo ha inoltre prodotto correzioni rilevanti, a partire da quelle riguardanti la disciplina di bilancio ed i percorsi di riduzione del debito nazionale, ma soprattutto ci sembra che il Governo italiano abbia assunto a pieno titolo il ruolo di battistrada in Europa per ricondurre la gestione di questa crisi nell'alveo del metodo comunitario,  operando un sistema di pesi e contrappesi istituzionali e politici necessari per affrontare,  in uno spirito di ritrovata solidarietà e fiducia,  la questione economica e la questione sociale".


"Ed è per questo che l'adesione alla mozione unitaria sulla politica europea è fortemente motivata -  ha concluso la senatrice del Partito democratico - Il Parlamento deve affiancare la propria voce a quella del Governo e impegnare le proprie rappresentanze politiche affinché, con la stessa forza ed autorevolezza, e di concerto con il Parlamento europeo e con le forze politiche europee, lavorino attivamente per rinsaldare legami ed obiettivi comuni".
25 Gennaio 2012
ALEMANNO... ZERO ASSOLUTO
Di Giovan Paolo - Intervento Europa

PD SENATO

Di Giovan Paolo: Alemanno, zero assoluto......

 

  Quello che sconcerta di più nelle dichiarazioni di Alemanno è che non si rende conto di ciò che dice oggi a fronte di ciò che ha fatto (o soprattutto non ha fatto) e di ciò che ha detto, in campagna elettorale, nel 2008.
È chiaro a tutti che a Roma l`emergere di una serie di delitti in pieno giorno ed in quartieri centrali e periferici, tentati e realizzati stupri, del ritorno della violenza "politica" senza che tutto questo abbia una matrice comune è paradossalmente ancora più emergenziale e pericoloso.

Mi spiego meglio: se ci fosse una banda, come fu ai tempi dei "marsigliesi" o dei Testaccini e della Magliana, potremmo maledire alcune scelte ma comprenderemmo che dobbiamo organizzarci per far fronte a un unico, seppur multiforme, pericolo sociale. Invece così non è.
Si tratta di piccoli spacciatori di ex periferia? Oppure di rinascita di vecchie attività, in ripresa per  via della crisi economica (strozzinaggio, prostituzione, tratta dei corpi e del lavoro)? Oppure di violenza con cui si paga il prezzo della propria condizione di sfruttato (immigrato "in nero" ma anche medio, piccolo borghese che fa esplodere la sua ira, in crisi di lavoro, di identità, di machismo)?
Io non condivido quanti, anche a sinistra, fanno il favore,
seppur involontario ma politicamente perdente, di invocare la sicurezza e la legalità contro Alemanno ed i suoi con le stesse parole che egli usò contro di noi.

La risposta a una criminalità frazionata, simbolo di una crisi di identità della società civile e della tensione sociale che non ha sbocchi a Roma, non può essere la coppia "buonisti-securitari" che fa gioco ad Alemanno e ai falsi progressisti (in genere rivoluzionari da giovani e pompieri con 1` età...). Nemmeno però si può dimenticare che, mentre la società civile di Roma affondava sotto i colpi delle politiche sociali sbagliate, Alemanno f
aceva propaganda utilizzando le parole d`ordine del governo nazionale a trazione Lega, con condimento di militari di pattuglia per non far vedere le spese sociali tagliate, le cooperative solidali azzerate, le comunità territoriali abbandonate, i municipi diseredati non solo di denari ma anche di una concertazione culturale e politica, messa in luce perfino dai presidenti e consiglieri municipali della destra.

Alemanno ha tradito soprattutto la sua storia, quella  della destra "fantomatica" sociale, e ora sembra sempre
più assomigliare al sindaco sconfitto del romanzo di fantapolitica, ma non troppo, di Carmine Fotia. Quello di cui stiamo parlando, insomma, non è la legge, la prevenzione, la repressione del crimine, che spetta a forze di polizia, magistratura, prefetti, i quali non possono - e non devono - fare opera di supplenza politica.
Quello di cui stiamo parlando è l`assenza di un progetto politico di Alemanno, che prima ha copiato il rapporto Marzano, salvo riconvocare gli "stati generali" della città dopo due anni e mezzo con scarsi risultati; poi ha scritto tre piani sicurezza con la prefettura e l`unica cosa che è riuscito a vietare sono i cortei pacifici per un mese. Insomma, una città svuotata d`anima, di relazioni sociali, di efficienza e solidarietà.
Alemanno lo ha fatto apposta? No di certo. Figuriamoci se le "mani sulla città" dei soliti quattro costruttori più gli "inciucisti" sono solo responsabilità sua... ma la sua colpa è di aver ceduto la sua battaglia di destra sociale, a cui mi oppongo strenuamente, pur di "emanciparsi": una cosa che spesso accade anche a sinistra e si chiama "ansia di legittimazione". E però la società civile crolla e nelle crepe si annidano ed emerge la disgregazione incontrollata di cui la criminalità è solo la punta dell`iceberg. È la certificazione del fallimento della destra sociale.

È il "suo" fallimento, con le parole
stesse della "sua" opposizione a Rutelli e Veltroni. Se Alemanno avesse contezza delle sue parole, ancor prima delle sue omissioni, dovrebbe dimettersi.
 
gwcached,7